Ve li immaginate davvero i coffe shop in Italia ?


Di ritorno da un breve ma intenso giro per l’Europa, mentre i chilometri scorrevano sotto le ruote da neve montate per l’occasione, un ragionamento prendeva vita tra le mie sinapsi.

Dopo aver visitato, tra le altre città, anche Amsterdam, ho avuto il “piacere” di scoprire i leggendari coffe shop e i loro servizi. Ne sono rimasto davvero stupito. Mi aspettavo una sorta di paese dei balocchi, un mondo colorato che rasenta visioni quasi allucinanti, dove tutto è concesso e l’unica regola da seguire è l’anarchia totale. Invece mi sono accorto che è praticamente il contrario. Questo mi ha davvero scioccato, poiché racconta una nuova realtà, fatta si di libertà e “sballo” ma anche di regole severe che tutti abbracciano senza fiatare.

La prima cosa che mi ha stupito è l’atmosfera assolutamente rispettosa e rilassata che si trova nei coffe. Nessuno che grida, nessuno che invade spazi altrui con arroganza o menefreghismo. Ciascuno dei clienti entra nei coffe, si ritaglia il suo spazio sui tavolini offerti e consuma la sua canna con una tranquillità paragonabile all’ora del the in Inghilterra.

Dopo aver provato qualche specialità proposta dal coffe, inevitabilmente la mia mente comincia a viaggiare a ritmo dell’ottima selezione musicale proposta. Penso a come sarebbe avere la possibilità di aprire dei coffe anche in Italia. È proprio in quel momento che realizzo una serie di pensieri associati a questa fantasia. Immagino un bel coffe nella mia terra, il Salento.

Lo vedo già, in riva al mare, con i tavolini fuori, all’interno pieno di opere di artisti locali e con una selezione di erbe autoctone davvero insuperabili. Cresciute con il sole e il clima migliore che possano desiderare. Sarebbe tutto perfetto, l’economia girerebbe proprio come l’ho vista girare ad Amsterdam, dove un turista come me in quel caso, spende circa 15€ per un grammo, poi preso dalla fame esce fuori e perdendosi tra i vicoli e le offerte culinarie, spende in media almeno 50€ al giorno per mangiare e svagarsi senza eccessi. Se poi si contano le spese per dormire, il budget giornaliero può arrivare anche a 100€. Un sogno per l’economia locale, che con una sola mossa, la legalizzazione delle “droghe leggere”, risolverebbe molti problemi ed allo stesso ingrasserebbe le casse dello stato che reinvestirebbe poi tutto sul territorio. Si perché in Olanda, oltre che il regno della libertà, ho visto anche un ordine e una cura del territorio davvero inimmaginabile per me.

Mentre correvo in autostrada cercavo di scorgere una campagna abbandonata, un scheletro di cemento in decadenza, qualcosa che mi desse l’idea di incuria. Invece niente, era tutto tenuto bene, i prati erano curati e i casolari, anche se in disuso, venivano mantenuti con dignità, anche solo semplicemente rinfrescando di colore la facciata. Tutto questo è possibile grazie a risorse economiche ingenti e un senso civico altissimo.

Sedutomi all’interno dell’ennesima hamburgheria, deglutendo le proposte culinarie del locale, realizzo però il perché

un coffee shop nel Salento, attualmente sarebbe irrealizzabile.

Come detto all’inizio, la terra della libertà è mossa in primis dalle regole, che gli Olandesi rispettano in maniera davvero intelligente. Si può fumare liberamente, eppure per strada lo spaccio è vietatissimo (anche se presente purtroppo). La prostituzione è legale, eppure è vincolata da precise regole e per strada si vedono si le puttane, ma all’interno di vetrine dignitosissime e non sui marciapiedi o altro.

Insomma in Olanda ho realizzato che non ci può essere una vera libertà senza regole, poiché si parla di libertà di un popolo, non di un singolo.

Onestamente, guardando il nostro livello di civiltà e di rispetto delle regole, non credo siamo pronti ad accogliere uno stile di vita come in Olanda. Vi faccio un esempio pratico.

Attualmente in Italia il mercato delle droghe leggere è completamente in mano alle mafie locali, che a prescindere dalle sostanze o dagli scopi etici, guadagnano su un mercato che diversamente non troverebbe una strada per sopravvivere, visto le leggi proibitive. Quindi il guadagno e la gestione è fuori dallo stato.

Cosa succederebbe se legalizzassimo il tutto? Saremmo davvero pronti a rispettare le regole e a pagare le tasse sull’erba?

Ora, si pensa spesso che lo stato sia una sorta di maiale stupido con il solo scopo di guadagnare il più possibile. Non è proprio così. Lo stato è la rappresentazione perfetta del popolo che lo elegge, almeno in quell’arco di tempo.

Sapendo che abbiamo un’evasione fiscale tra le più alte in Europa, un senso civico davvero basso ed una società dove la furbizia e il guadagno a discapito altrui la fanno da padrone, voi legalizzereste una cosa simile? Io no. Si rischierebbe di trovarsi di fronte ad una situazione davvero bizzarra. Immagino già attività aperte grazie ad aiuti nati dai fondi dello stato, che però invece di fatturare il tutto, decidono di fare la classica furbata all’italiana, nascondendo buona parte delle vendite e della produzione. Cosa si otterrebbe di fatto? L’ennesimo problema da risolvere.

Vista in quest’ottica, che è principalmente il mio punto di vista, fanno bene a non legalizzarla, si evitano ulteriori problemi ad una situazione che è già in bilico tra caos e realtà.

Credo quindi che prima di inneggiare alla legalizzazione, bisognerebbe sentirsi pronti alla legge.

Solo dimostrando di essere un popolo che abbraccia le proprie leggi, le segue e le rispetta con il solo fine di migliorare la propria vita e quella del prossimo, collaborando con serenità all’attività dello stato ed evitando di trovare sotterfugi per ogni obbligo o dovere, potremmo davvero pretendere di scegliere se legalizzare o meno il Thc in Italia.

Sono anni che sento dire un detto popolarissimo, che se non sbaglio cita:

Fatta la legge, trovato l’inganno.

Mi sembra chiaro a questo punto che siamo già saturi di inganni e di leggi. Praticamente ci prendiamo per il culo da soli.

Fiero di essere Italiano sotto questo punto di vista, in fondo è creatività anche questa no?

(In foto il mio Coffee preferito l’Abraxas)

Che ne dici?