Salvini e Di Maio fanno bene quel che fanno


Da qualche mese in Italia sembra esser risolto il dilemma storico che ci attanaglia: chi è la causa di tutti i problemi? La politica. Ed ecco che Salvini e Di Maio, e molti altri dietro di loro, diventano gli unici colpevoli di una miriade di problemi. Dalla presunta rinascita sul territorio del “razzismo” all’acne sulla pelle.

Qualsiasi problema è imputabile alla politica, anche quando decidi di mettere il mobile nel posto sbagliato e ci sbatti con il mignolo sopra.

Ed invece, sembra strano, ma Salvini e Di Maio fanno bene quel che fanno.

Ciascuno di noi, specie in ambito lavorativo, nel suo piccolo tende a prendere le distanze dalle eventuali conseguenze negative delle sue azioni, giustificando che in fondo è il suo lavoro e non potrebbe fare altrimenti. Tutti conosciamo almeno un caso dove un appartenente alle forze dell’ordine ha “dovuto” eseguire un ordine, o una contabile ha “dovuto” trovare il metodo per coprire il nero di un’azienda e così avanti per altri centinaia di esempi.

Quando si tratta di noi, siamo “costretti” a eseguire un ordine nel lavoro, che produca danni o meno è un problema secondario. Quando si tratta della politica no. Ma perché ?

Questo non significa che tutti siamo autorizzati a sbagliare, a peccare di incoscienza, significa comprendere le basi del caos, senza addossarle a nessun potere forte o occulto.

L’unico potere occulto adesso è accomodarsi nell’incoscienza, con volontà e senza vergogna

Salvini e Di Maio, all’infuori delle percentuali, hanno vinto in quanto rappresentano il pensiero di molti. Ma sono solo umani, mica sono divinità scese in terra. Fanno quello che la politica, in parte, ha sempre fatto: rappresentare il volere del popolo.

Si parla di immigrazione ed ognuno ha la sua idea, però sembra che quella giusta debba sempre essere quella più “buona”, che sia accoglienza o altro, l’importante è che sia buona.

Nella scelta politica si prova a pulire la propria immagine, ci si sente santi o salvatori solo scegliendo da che parte, come se fosse così facile diventare santi o salvatori.

Sembra che chi voglia accogliere i migranti o puntare sull’evasione fiscale, sia un santo protettore, come se non avesse mai negato un saluto a qualcuno o conosciuto una piccola vicenda di evasione e taciuto. Ci si sente in diritto di criticare solo perché si prende posizione.

Idem dall’altro lato. Ho conosciuto persone che provano repulsione per gli emigranti senza nemmeno conoscerne dal vivo uno, senza che nessuno gli abbia dato fastidio personalmente. Si odia solo per sentito dire, un pò come nel calcio.

Salvini e Di Maio stanno facendo il loro lavoro e guardando come una buona fetta della popolazione lavora, con il solo scopo di guadagnare e mai rinunciare, sembra che lo stiano facendo abbastanza bene.

Per capire meglio il tutto vi faccio un piccolo esempio:

Prendete la moda e le divisioni che indirettamente crea. Chi veste bene è ben visto e lodato, chi veste male invece viene etichettato come uno senza gusto. La moda è solo il mezzo che usa la società per creare distinzioni in un certo senso. Accusare la politica della propria condizione è un pò come accusare il negozio di abbigliamento per come ci si veste e per le distinzioni che la moda crea. La politica è il mezzo, il popolo e “le scelte” sono invece sempre la causa.

Essere la causa non è una condanna o una colpa, bensì una fortuna ed una possibilità. Sei nella posizione perfetta ed efficace per cambiare le cose.

Viviamo nell’era dove accusiamo la politica di essere la rovina e non troviamo nulla di strano a sapere che il nostro amico non vota. Viviamo nell’era dove diamo la colpa alla tv della spazzatura che trasmette e allo stesso tempo condividiamo le inchieste delle Iene e chiamiamo Striscia la notizia per risolvere i problemi. Viviamo nell’era dove si vuole sensibilizzare l’opinione pubblica con immagini di bambini morti in mare e lo si fa da un cellulare prodotto da lavoratori sottopagati e popoli gestiti con il potere della povertà, bambini lavoratori compresi. Viviamo nell’era dove ci si sente ribelli con una condivisione su Facebook e si sceglie di non esporsi di persona per non impegnarsi in discussioni pesanti. Viviamo nell’era dove si puliscono le spiagge dalla plastica raccogliendo i rifiuti in sacchetti, di plastica ed esibendo braccialetti, di plastica, con il nome dell’associazione contro la plastica nei mari.

Viviamo nell’era dell’ipocrisia e non è una colpa, ma solo la situazione più comoda per un uomo che ha scelto si seguire l’istinto animale e non quello della consapevolezza.

Salvini e Di Maio fanno semplicemente il loro lavoro, ascoltare e rappresentare. Un potere, che sia politico o religioso, non lo si detiene rendendo sacre e memorabili di innocenza le proprie azioni. Un potere è qualcosa che comanda sul resto, e quando a rappresentare il “resto” sono uomini, territori e idee, il potere deve scegliere sempre la parte e i mezzi vincenti, che sia un’idea o una moneta, altrimenti non è più potere.

L’unico potere oscuro c’è l’hai dentro, e non è oscuro perché sconosciuto, ma perché hai spento la luce per non vederlo. Si chiama consapevolezza ed è la cosa più universale, riflessiva, illuminante e preziosa che hai.

Salvini e Di Maio hanno vinto sugli altri politici perché hanno dato voce al popolo. Per cambiare davvero le cose è inutile accusarsi a vicenda, basta scagliare la prima pietra…e dicono che qualcuno ve lo ha già dato questo consiglio più di 2000 anni fa, ma vabbè a volte la consapevolezza è lenta ad agire.

Il futuro è sempre la possibilità di cambiare ciò che si è compreso nel passato, ricordatevelo la prossima volta, non nella cabina elettorale, ma fuori.

Che ne dici?